Sotto la Città – 1915

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“Io davanti a quel piatto di minestra, mia moglie che mi guardava, mi sarebbe piaciuto dirle tante cose, parlare del bambino e di come trovare una soluzione per averne, forse bisognava volerlo e basta, poi un modo si trovava, l’ostacolo lo salti quando te lo trovi davanti, non quando pensi cosa farai quando te lo troverai davanti.
Mi venne da sorridere. Marianna mi guardava e non diceva nulla, io la guardavo e non dicevo nulla, c’era il silenzio, era tutto così bello che sarebbe stato un peccato interromperlo. Sorridemmo tutti e due. Avevamo deciso, avremmo avuto un bambino, il denaro non può essere di intralcio in certe situazioni e poi avevo voglia di fare l’amore, sapevo che lei lo voleva, non servì chiederglielo. Proprio quella sera che ero stanco morto, allora mi decisi a mangiare la minestra.
Senza alcun dubbio fu la notte più bella della mia vita.
Era il 12 gennaio del 1915”.da “Sotto la città-1915” – Domenico Tiburzi.

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